Officine Meccaniche Reggiane: storia, arte e fotografia

La scorsa settimana mi sono recato a Reggio Emilia, ospite da un’amica, con l’intento di visitare il magnifico Festival della Fotografia Europea che ogni anno, ormai da undici edizioni, ha sede in diversi edifici del centro cittadino. Mi piacerebbe molto parlarvi della mostra e darvi qualche consiglio su come impostare la visita, ma non sono ancora pronto per farlo e non lo sono per un semplice motivo: la mostra era chiusa!
Sarebbe troppo facile e scontato prendersela con il Comune o con l’organizzazione dell’evento, ma la realtà pura e semplice è che io e la mia amica siamo stati così polli da non pensare che, durante la settimana, la mostra potesse essere chiusa (come è ovvio che sia dato che la gente lavora…) Eh vabè, ve ne parlerò nelle prossime settimane (è previsto un secondo tentativo).

La giornata, tuttavia, non è stata sprecata; prima di tutto perché ero in ottima compagnia e, secondo, perché ho avuto l’opportunità di mettere piede nelle Officine Meccaniche Reggiane. Una passeggiata, lunga cent’anni, nella storia e nel tessuto industriale Reggiano e Italiano, dagli inizi del ‘900 ai giorni nostri.

Per chi non lo sapesse, le Officine Meccaniche Reggiane ricoprono una vastissima area nei pressi del centro cittadino (vicino alla stazione) e, ormai da diversi anni, versano in uno stato di totale degrado ed abbandono. Dal 2008, infatti, dopo più di un secolo di attività produttiva, le OMR sono diventate un luogo di riparo per i senza dimora e talvolta un punto di ritrovo per lo spaccio.

Officine Meccaniche Reggiane - Edifici

Stato attuale di uno dei tanti capannoni delle Officine Meccaniche Reggiane

Ma sarebbe troppo riduttivo parlare solamente di questo, in quanto c’è molto di più. Girovagando fra i capannoni svuotati e colmi di detriti, si viene pervasi da un’atmosfera particolare, quasi magica, che solo un luogo abbandonato riesce a trasmettere. Nel più totale silenzio, si percepisce la fatica e il sudore di migliaia di lavoratori che hanno contribuito a far crescere un’azienda e una città, attraverso due guerre mondiali e una diversificazione sfrenata (treni, gru, aerei militari).

Fondata nell’agosto del 1901 a Reggio Emilia, per la produzione di carri per trasporto merci e bestiame, l’azienda entra nel giro di pochi anni nel settore ferroviario. In seguito alla Prima Guerra Mondiale e alla successiva crisi, tuttavia, l’industria si butta nel settore alimentare, ma è solamente con l’avvicinarsi della Seconda Guerra Mondiale che l’azienda conosce il suo più grande sviluppo nel mondo dell’aeronautica militare. In quegli anni il fatturato cresce in modo esponenziale fino al 1944; anno di bombardamenti e occupazione nazista. Sono anni difficili, non solo per l’Italia e per le Reggiane, ma soprattutto per i lavoratori che cercano di resistere e di opporsi al regime fascista. Il 28 luglio 1943, infatti, viene ricordato come il giorno dell’Eccidio delle Reggiane , nel corso del quale nove operai disarmati (inclusa una donna incinta) rimasero uccisi in seguito ad una manifestazione in favore della fine della guerra.
Negli anni 60, dopo aver toccato anche il settore agricolo, l’azienda si rilancia definitivamente con la realizzazione delle Gru portuali, utilizzate soprattutto per il recupero delle piattaforme petrolifere e, in seguito, per il più famoso caso della Costa Concordia.
Tornando ai giorni nostri, nel 2008 l’azienda è stata acquistata da una multinazionale americana e tutti gli edifici storici, comprendenti una ventina di capannoni immensi, sono stati abbandonati.

 

Spero di non avervi annoiato con tutte queste informazioni, ma erano doverose per farvi capire quanto siano state importanti le Officine Meccaniche Reggiane e quanto sia stato bello per me averci dedicato un pomeriggio con la mia Reflex. Eh si… perché ora vorrei parlare degli altri due aspetti che ho menzionato nel titolo: arte e fotografia. Le mura che per anni si sono impregnate di fatica e sudore, ora sono diventate la “tela” di veri e propri artisti, i quali hanno saputo trasformare le Ex Reggiane in uno dei più grandi laboratori di Street Art di tutta Europa. Centinaia di favolosi murales di tutte le dimensioni (alcuni alti diversi metri) colorano le pareti crepate e aggiungono altro significato a ciò che è stato un tempo. Parecchie opere (e non mi vergogno di chiamarle in questo modo in quanto lo sono) raffigurano e riprendono la storia delle Reggiane e di chi le ha vissute giorno dopo giorno. Per chiunque ami la fotografia e la Street Art, è un luogo che offre ispirazioni illimitate, quasi surreali. Spero di riuscire a trasmettervi parte delle emozioni provate con alcuni dei miei scatti, anche se avrei voluto essere un fotografo professionista per rendere il giusto omaggio a questa inusuale ma splendida location.

Officine Meccaniche Reggiane Murales

Uno dei tanti splendidi murales che riempiono le mura delle Officine Meccaniche Reggiane

Le Officine Meccaniche Reggiane non sono solamente un patrimonio del passato e del presente, ma lo saranno anche per il prossimo futuro grazie ai lavori di bonifica da poco avviati. Il Comune, infatti, ha deciso di riqualificare parzialmente l’area in funzione dello sviluppo di un polo per la tecnologia e l’innovazione. Per quanto possa essere grande il dispiacere nel vedere lo smantellamento di queste opere, c’è la convinzione e la voglia da parte di tutti di fare qualcosa di positivo per la città e per un luogo che per anni ha vissuto la storia da protagonista. Un parere favorevole nei confronti di una giusta e doverosa riqualificazione dell’area, infatti, è arrivato anche dal Collettivo FX, il gruppo di Writers che ha saputo ridare vita alle Officine negli ultimi anni.
Il Comune di Reggio Emilia, tuttavia, non sta a guardare e si impegna a salvare e ristrutturare gran parte delle opere (o almeno quelle in buono stato). Per quelle per le quali sarà inevitabile la demolizione, il Comune sta già pensando alla creazione di un museo virtuale che includa foto e testimonianze di quest’ultimo periodo (per saperne di più: Gazzetta di Reggio – Via i primi murales).

Come ho scritto in precedenza, alcuni capannoni sono attualmente abitati da chi non ha una casa. Per questo motivo, se proprio volete farci un salto, vi consiglio di guardare bene dove mettere i piedi e di non andarci di sera (anche perché non vedreste nulla…). Non voglio creare allarmismi perché non credo ce ne sia bisogno, ma non voglio nemmeno dirvi di andarci sereni e tranquilli: prestate comunque attenzione (soprattutto a dove mettete le mani).

Le informazioni e i dati in questo articolo sono tratti dal sito ufficiale delle Officine Meccaniche Reggiane, al quale rimando: http://www.officinemeccanichereggiane.it/

Un’altra fonte di informazioni interessanti, riguardanti il passato, il presente e il futuro delle OMR è rappresentato dalla sezione Amarcord Reggiane della Gazzetta di Reggio a questo link: http://gazzettadireggio.gelocal.it/speciale/amarcord-reggiane

 

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